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29 gennaio 2017 7 29 /01 /gennaio /2017 23:56

· TITOLO: Il titolo è tra le parti più importanti del contenuto. Costituisce sia un elemento in grado di catturare l’utente che Google. Risulta strategico utilizzare un titolo sintetico, che indichi chiaramente il tema, con parole chiave studiate tramite il Google Keyword Tool in base alla tematica che tratteremo e senza termini superflui (un esempio di titolo SEO è “Scrivere un articolo SEO friendly”).

Sono però da evitare titoli costituiti da una serie di parole chiave (es. “Scrivere articolo SEO, scalare serp Google, migliorare articolo”), questo metodo oltre a non essere molto apprezzato dagli utenti, non porta ad alcun risultato SEO in quanto Google sta prendendo provvedimenti verso l’utilizzo di queste particolari tecniche.

· TAG H: I tag H (Headings) sono gli elementi che forse vengono più ignorati. Questi consentono di creare, in ordine gerarchico basato su livelli da 1 a 6, una serie di titoli nel contenuto che andiamo a scrivere.L’H1 viene attribuito al titolo in quanto è il tag H principale. Il tag H2 si fa coincidere al paragrafo, il tag H3 ad un sottoparagrafo e così via. Questi tag si possono inserire mediante il codice <h1>Titolo articolo</h1>, <h2>Titolo paragrafo</h2> e così via.

· KEYWORDS: Le keywords sono particolarmente importanti non solo per la decisione del titolo ma anche per rafforzare il SEO nel contenuto. Facciamo quindi tesoro delle parole chiave stabilite per il titolo ed inseriamole anche nel contenuto.Facciamo inoltre molta attenzione alla frequenza, la densità ottimale delle keywords scelte è del 3-5%, dunque inseriamole circa 3-5 volte ogni 100 parole. E’ particolarmente consigliato l’utilizzo, oltre che nel titolo, soprattutto nel primo e nell’ultimo paragrafo.

· IMMAGINI: Un’altro aspetto che molti ignorano è l’ottimizzazione SEO delle immagini. Anche in questo caso vanno utilizzate le keywords studiate appositamente per il nostro contenuto.

· LINK: I link giocano un ruolo chiave in tutte le attività web, inclusa l’ottimizzazione SEO/SEM dei nostri articoli. Dobbiamo però fare una differenza tra due tipi di link:Link in uscita: Costituiscono tutti i link che inseriamo nel nostro sito come fonti, citazioni e riferimenti ad altri spazi web.Link in entrata: Costituiscono tutti i link al nostro sito provenienti da altri spazi web.Nel primo caso dobbiamo fare attenzione inserendo l’attributo rel=”nofollow” in ogni collegamento verso siti esterni così da non disperdere il PR e la link popularity della nostra pagina che contiene i link. Ovviamente facciamo un’eccezione quando abbiamo un rapporto di collaborazione con alcuni spazi che non prevedono l’utilizzo di questa tecnica o quando i link fanno riferimento ad altri nostri siti web. Il codice del link nofollow sarà simile a:

<a href=”http://www.sito.it” rel=”nofollow”>Nome sito</a>

Per quanto riguarda invece i link in entrata, è bene averne un buon numero (e senza nofollow) così che Google riconosca autorevolezza verso il nostro sito web o verso i nostri contenuti.

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29 gennaio 2017 7 29 /01 /gennaio /2017 23:51

OpenPandora: Cos'è e dove trovarlo

 

Introduzione

Avete mai pensato di portare con voi un piccolissimo PC ad alto potenziale che può fare praticamente di tutto e permettervi di giocare a più di 20 sistemi diversi? Qualcosa che ha le dimensioni d'una PSP ma con un sistema operativo libero e capace di far di tutto, con tanto d'uscita USB e porte SD? Prima di guardare con desiderio uno di quei Mini PC che costano un capitale pensate ad un altro nome: OpenPandora.

 

Il potere del software libero a portata di mano!

L'Open Pandora è prima di tutto una Console portatile, ma con funzionalità d'un Micro PC al suo interno. E' completamente dedicato all'Open source (Ovvero a programmi liberi e gratuiti) e quindi troverete al suo interno un sistema operativo personalizzato Linux pronto all'uso. Il Pandora viene con tutti i programmi necessari per funzionare senza alcun costo aggiuntivo. Potete quindi realizzare i vostri sogni di gioco ed altri usi grazie a questo piccolo gioiello. Risulta essere anche buono per la navigazione e la scrittura (anche se in modo limitato).

 

Caratteristiche tecniche

Alimentato da una CPU ARM da 600Mhz con overclocking fino a 900Mhz, il Pandora può vantarsi di sviluppare una grandissima potenza sotto le sue minuscole dimensioni: ben 140x83x27 millimetri! Ha inoltre a disposizione 256Mb di DDR-333, Wi-Fi e Bluetooth integrato, due slot SD, uscita TV e doppie uscite USB. In poche parole potete farci di tutto ed ha le dimensioni d'un Nintendo DS. Inoltre ha una batteria davvero sorprendente: 4200mAh. Questo permette alla piccola console di durare ben 10 ore consecutive di gioco grazie all'intelligente gestione dell'energia.

 

Tutto oro quel che luccica?

Non esattamente. Purtroppo l'OpenPandora viene costruito, modello per modello, da un gruppo che non può ancora permettersi una grande catena di montaggio. Per questo motivo vengono spediti solo un certo numero di modelli ogni anno e quindi non ne sono disponibili qui in Italia. Il costo del prodotto è di 445 Euro, esclusi costi di consegna ed eventuale dogana. Rispetto comunque agli altri Mini PC (Come la serie W della Sony che costa 600 Euro) rimane lo stesso molto economico. Purtroppo non si può dire che l'Hardware è ben aggiornato: le porte USB sono ancora 2.0 e il WiFi rimane di bassa potenza. L'autore ha però dichiarato di potenziarlo man mano nei prossimi anni.

 

In sintesi..

Se amate l'Open source e desiderate un Mini PC che possa fare di tutto con magari un sistema operativo come Linux, allora siete a cavallo. Dovete solamente avere la cifra necessaria ed aspettare nei mesi l'arrivo del vostro amato OpenPandora. Ricordate di pagare sempre tramite sistemi sicuri come PayPal!

 

Pro

-Molto potente per le sue dimensioni

-Essendo Opensource può essere modificato a piacimento

-Vastissima scelta di programmi già disponibili

-Durata batteria incredibilmente alta

 

Contro

-Alcuni componenti sono piuttosto arretrati (USB/WIFI/Bluetooth)

-Piuttosto costoso e con sola spedizione internazionale

-Non consigliato per chi non ha mai usato Linux

-Lunga attesa per l'arrivo del prodotto

 

Dove ordinarlo

Il sito è facilissimo da trovare ed è scritto in un ottimo inglese: http://openpandora.org/. E' anche disponibile in lingua tedesca.

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29 gennaio 2017 7 29 /01 /gennaio /2017 23:51

Quando ci sono diversi seguiti d’uno stesso videogioco, a volte c’è da pensare che quest’ultima uscita sarà particolarmente schifosa. Halo 4 ha avuto una difficile produzione durante i mesi, questo perché la produzione primaria è stata passata da Bungie Studios a 343 Industries. Tutti hanno regolarmente pensato che di conseguenza il gioco usciva piuttosto penoso.  

Ed invece no. Halo 4 si presenta a noi esattamente come la vecchia serie, a parte naturalmente un cambio di grafica e qualche accorgimento qui e là. Chi è abituato alla vecchie serie perciò non vedrà difficoltà nel fare una partita a questo titolo, incontrando così alcuni nuovi nemici e tante vecchie conoscenze. Master Chief ritorna così come tanti altri nemici, più alcuni nuovi da tenere a bada con le nostre armi. Incontrerete infatti dei cani da battaglia e nuovi tipi d’avversari più intelligenti che faranno usi di scudi e disposizioni particolari per abbatterci.

Qualche nuovo Gadget è inoltre in mano nostra, compreso anche questo nuovo tipo di scudo. Praticamente ci protegge da tutti i proiettili ma non ci permette di sparare, rendendo il gioco più strategico dal punto di vista di passare da un punto all’altro per cogliere di sorpresa i nostri nemici. La storia ha qualche sorpresa in riserbo ed in parte ruota attorno a Cortana, la nostra guida olografica che è presente praticamente in tutti le principali uscite di Halo (spin offs a parte). Questa volta è in pericolo e dobbiamo salvarla, dato che i suoi componenti si stanno deteriorando e se non cambiamo al più presto i suoi pezzi finirà per sparire per sempre.

Parlando della componente grafica e sonora di questo gioco, si può tranquillamente dire che Halo 4 è incredibilmente dettagliato e sfrutta fino all’ultimo le capacità della Xbox 360. Ci sono anche alcune aggiunte come i pavimenti in vetro nel quale non dovremo camminare per non cadere o altri tratti di diversi livelli che dovremo raggirare con l’astuzia. Cosa che comunque non è mai venuta a mancare alla serie di Halo, così come la presenza Multiplayer. E’ comunque vero che bisogna letteralmente installare tutto il contenuto del secondo disco per andare in Multiplayer, e la cosa da un po’ fastidio. Non ci sono tantissime aggiunte e qualche piccolo dettaglio può essere carino ma in totale non aggiunge molto all’esperienza totale.

Nonostante la sua ripetitività (cosa che troveremo anche nei differenti livelli delle partite in giocatore singolo) e la lentezza nel caricare i vari salvataggi, Halo 4 rimane comunque un bel titolo che fa notare che questa serie ha ancora molto da raccontare. Sia in singolo, che in cooperativa che in battaglia Multiplayer.

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29 gennaio 2017 7 29 /01 /gennaio /2017 23:48

Il Kinect ha tanti belli aspetti per la nostra esperienza di gioco per la Xbox 360: si tratta d’un accessorio che rileva i nostri movimenti quasi perfettamente. Oltre ad avere una miriade di sensori più o meno utili (anche per scopi oltre il gioco) ha finora visto una certa rarità di titoli. Uno interessante è certamente Kinect Star Wars, un gioco che vi rimette nei panni dello Jedi.

A dirla tutta questo titolo vi mette nei panni di chi vi pare e vi piace, dato che è un gioco che ha una grande serie di modalità e mini-giochi con il quale potete sbizzarrirvi. Non sono esattamente molto precisi per quel che riguarda il rilevamento dei movimenti tramite Kinect, ma fortunatamente perdonano un sacco. Una modalità decisamente interessante è quello del destino dello Jedi che raccoglie una grande quantità di mini-giochi. Dovete saltare di piattaforma in piattaforma, guidare le famose moto antigravitazionali nel bel mezzo del bosco e combattere i vostri nemici a suon di spada laser. E no, purtroppo non è come ci aspettiamo che sia, perché il gioco non rileva esattamente i nostri movimenti per la spada.

Kinect Star Wars infatti s’impegna maggiormente a capire se siamo in offensiva o in difensiva, muovendo il personaggio principale di conseguenza. I duelli sono comunque abbastanza soddisfacenti, anche se potevano essere migliori. La grafica è interessante, con riflessi sull’acqua carini da osservare quando ci sfrecciamo sopra con la moto. La parte delle sparatorie laser invece è a dir poco noiosa, non possiamo nemmeno sparare: basta mirare ed al resto pensa il gioco. Vi garantiamo che con questo gioco farete un sacco di movimento però, dato che si deve saltare un casino di volte in parecchi mini-giochi per andare avanti!

Un’altra modalità è quella dei duelli, il quale ci mette solamente contro un avversario armato di spada laser. Ogni avversario è unico nel suo genere ed alla fine di tutti questo incontreremo Darth Vader. E che dire della modalità della corsa dei gusci? E’ una delle poche modalità dove attualmente i controlli sono leggeri e facili. Altre due modalità includono una versione musical di Star Wars tutta da ballare ed un Rancor da controllare in una città da devastare nel minor tempo possibile con la maggior quantità di danni.

In breve, Kinect Star Wars è un gioco interessante per chi ha già un Kinect in casa. Molti mini-giochi, di cui alcuni divertenti...anche se la grafica non è esattamente eccezionale.

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29 gennaio 2017 7 29 /01 /gennaio /2017 23:48

Se l’Xbox 360 ha Halo 4, PS3 ha Killzone. Ogni console ha per dato di fatto i loro “titoli forti” al quale gli si dedicano i generi. In caso di Sparatutto, Killzone è uno sparatutto d’azione che ha iniziato bene la sua saga e finalmente è arrivato alla terza uscita: come si presenta ai nostri occhi?

Ambientato in un atmosfera post-apocalittica, Killzone 3 vi mette nei panni d’un marine che deve darle contro ad un esercito di soldati. E questo è naturalmente per farvi un riassunto, perché per dato di fatto questo è ciò che farete per tutta la durata del videogame. Molto simile a Gears of War in quantità d’azione, Killzone vi farà passare per campi di battaglia, esplosioni e semplicemente ogni singolo luogo che incontrerete sarà fatto per essere distrutto da voi. La spettacolare grafica e l’audio con bassi potenti può dare inizialmente una bell’impressione, ma purtroppo Killzone 3 mostra com’è stato spinto per l’uscita.

Si vede chiaramente che questo gioco non era ancora pronto per l’uscita, dato che ci sono una marea di difetti al quale andrete incontro più d’una volta. Questo titolo urla letteralmente l’aiuto per una Patch, delle correzioni, del quale non s’è vista ancora nessuna traccia. Robot che camminano per l’aria, corpi trasparenti e occasionali “singhiozzi” di rallentamento del gioco non fanno che capire che il titolo non è stato testato parecchio nella sua durata. In alcune scene i rallentamenti sono assurdamente atroci, e vedere anche la difficoltà ad abbattere un muro rimanendoci incastrati dentro non è nulla di bello da vedere.

Il gioco ha anche un supporto per il Move, il controller che rileva il nostro movimento, ma è pessimo il modo in cui è stato programmato. E’ stato implementato molto male e vi ritroverete molto probabilmente in seria difficoltà a giocare in questa modalità. Fortunatamente il gioco molte volte mira per voi, ma a quel punto perché usare il Move se non dovete nemmeno mirare? Evidentemente perché il gioco si muove malissimo già da sé. Killzone 3 inoltre ha una modalità Online che fortunatamente funziona bene, e c’è anche una modalità per andare in cooperativa...il quale è sempre una buona cosa, specialmente in un titolo come questo.

Per farla breve Killzone 3 poteva essere fatto molto meglio, ma rimane un gioco che sembra finito all’80% e non ha molte belle caratteristiche oltre la grafica ed il sonoro, togliendo che la fluidità è quasi assente. Comprare a proprio rischio!

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29 gennaio 2017 7 29 /01 /gennaio /2017 23:44

Una volta acquistata una PS Vita, possiamo constatare che si tratta d’una console praticamente capace di tutto. E’ possibile vedere film, navigare, ascoltare musica...e tutto in alta definizione senza che questo prodotto batta un singolo ciglio. E qui che ci chiediamo se effettivamente i giochi al suo interno sono almeno interessanti da vedere.

A dirla tutta, sì! Ed è proprio per la sua potenzialità grafica che possiamo notare alcuni incredibili dettagli, specialmente in Need For Speed Most Wanted. Basato in una grande città, questo gioco torna finalmente al genere che tutti hanno sempre desiderato: correre con auto sportive modificate fino al midollo mentre la polizia ci viene alle costole. Anche se il realismo non fa esattamente una buona piega in questo gioco, Need For speed most wanted ha certamente uno stile tutto suo di gestire le corse.

Dobbiamo infatti vagare per la città in cerca di corse da prendere in considerazione, il tutto mentre andiamo giù di Nitro o varie derapate. Le categorie delle gare non sono poi così tante, solo quattro: Abbiamo le gare a checkpoint dove dovremo semplicemente arrivare primi, un classico...poi abbiamo le gare di velocità dove dovremo semplicemente tenere la velocità media più alta di tutti, gli inseguimenti dove dobbiamo fuggire nel modo più veloce e rocambolesco dalla polizia, e novità assoluta nel suo genere sono presenti i Takedown.

Questa modalità infatti ci premia per il numero di avversari che distruggiamo. Da semplice premietto dei vecchi giochi questo diventa una modalità vera e propria e più avversari annientiamo più punti acquisiamo per scalare la classifica. Infine è presente il piatto forte di tutte le modalità di corsa: Most Wanted. E’ una specie di miscela di tutte queste modalità, dove dobbiamo battere un boss nelle corse, occasionalmente con la polizia alle calcagna...ed una volta battuto dobbiamo semplicemente eseguire un Takedown smontandogli la macchina a sportellate.

La grafica è proprio come ce la possiamo aspettare dalla PS Vita: semplicemente fantastica. La fantasia delle auto è vasta e si può anche scegliere un fuoristrada se vogliamo. La polizia agisce come nel migliore dei giochi di Need For speed, arrivando a piazzare blocchi o attuare intelligenti trappole per fermare la vostra folle corsa. E per essere uno dei primi titoli per la console Sony, questo sembra particolarmente spiccare per avere una buona quantità di punti positivi. Magari qualche volta c’è un occasionale rallentamento o un errore di programmazione sulla strada, ma per il resto ottimo titolo di corse che non può mancare al proprietario di PS Vita.

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29 gennaio 2017 7 29 /01 /gennaio /2017 23:44

Era il 1999 quando per la prima volta cominciarono a circolare voci riguardo una nuova console da parte della Sony. Sfruttando il loro incredibile successo della così chiamata PSX (Poi denominata PsOne) la Playstation 2 doveva essere il giusto erede d’un immenso trono videoludico. La sua uscita è stata alla fine del 2000 per noi nell’Europa, anche se bisogna dire che l’espansione di questo prodotto è stata lenta e complicata. Perfino creare videogiochi comportò alcuni problemi nei primi tempi, ma fortunatamente la Sony riuscì a recuperare dai suoi errori e ritardi.

Alimentato da un Core a 128-Bit, la Playstation 2 iniziò ad arrivare da noi come un modello grande ed enorme, ma rivoluzionario: si poteva infatti metterla sia in verticale che in orizzontale, permettendo così di risparmiare spazio dove più ci sembrava adatto. I titoli nemmeno mancavano: all’inizio la PS2 poteva vantarsi di titoloni del calibro di Metal Gear Solid, Gran Turismo e Onimusha...ed altri hanno solo continuato ad aggiungersi alimentando così la fama indisputata della console. Certo non tutto era d’oro! La Playstation2 era più costosa della PS1 (parlando del prezzo di lancio) con solo due porte per i controller ed una mancanza di Memory Card di lancio più capienti: la Sony doveva pensare ad una soluzione per valorizzarla.

Così venne pubblicizzata a dovere la funzione DVD della Console, mettendo in secondo luogo i suoi difetti iniziali. Difatti la Dreamcast del tempo poteva avere Memory più capienti e quattro porte per i controller, ma non poteva leggere i DVD. Solo gli avversari che sono venuti più in là (Come la Xbox ed il Gamecube) hanno incluso una compatibilità per leggere i DVD. Stiamo parlando di tempi nel quale un lettore DVD era costoso, e perciò il concetto d’una console per giocare e vedere film rendeva il tutto allettante. Anche se in totale non era granché in qualità, faceva il suo scopo decentemente.

Nei suoi accessori possiamo vedere tentativi che hanno portato grandi innovazioni o decisivi fallimenti: il Joypad ufficiale era povero, praticamente una versione rivista e corretta del primo prodotto della Sony. E’ stato comunque introdotto il telecomando per utilizzare a dovere la funzione DVD, davvero poco utilizzato, ma possiamo anche notare l’Eye Toy ed il microfono per il Karaoke. Le porte USB inoltre davano parecchie possibilità ad alcuni giochi di sperimentare nuove funzioni, come il passaggio di Screenshot da parte di Gran turismo all’interno d’una pennetta USB. Nonostante ciò la PS2 non s’è certo giudicata il primo podio per migliori accessori, ma parleremo di tutto ciò un’altra volta.

La cara Playstation 2 inoltre poteva avviare i giochi del vecchio modello anche se non tutti erano compatibili, alcuni subivano blocchi improvvisi, ma nonostante ciò questa funzione ha ricevuto un caldo benvenuto tra i Fan. Anni dopo il primo modello si vede sostituito da un modellino più piccolo: il modello Slim. Questo minimizzava alcuni difetti della precedente Console come le dimensioni e il rumore che produceva, ma levava alcune funzioni come la possibilità d’inserire un Hard Disk al suo interno (anche se alcune modifiche rendevano possibile la lettura d’un HD esterno). I modelli iniziali subirono subito una certa critica per via di surriscaldamenti e dischi graffiati, rendendo la PS2 Slim prona alla rottura. Negli anni per fortuna è stata raggiunta la perfezione con l’ultima revisione con alimentazione interna (a dispetto d’un alimentatore esterno della prima Slim) ed un Hardware economico.

La sua età è stata nonostante tutto molto longeva. Solo nel Dicembre del 2012 ha infatti visto il completo fermo della sua produzione, ben 12 anni dopo. Il formato DVD l’ha portata molto lontano, e rimarrà una delle più ricordate console della storia dei videogames.

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29 gennaio 2017 7 29 /01 /gennaio /2017 23:41

Maneggiare un server SQL può essere piuttosto arduo, soprattutto quando dobbiamo creare un account senza avere le conoscenze giuste. Ecco a voi quindi una guida per SQL Server 2012 (ovvero l’ultima versione stabile) con l’apporto di SQL server Management oppure Transact SQL. In questo caso useremo il Management. Si tratterà d’un account che concederà di conseguenza un utilizzo normale o superiore al normale a seconda di come lo imposteremo.

Per prima cosa nella sezione esplora oggetti:

1)Aprite la cartella del server dove si desidera creare il primo account d’accesso.

2)Cliccate col destro sulla cartella di Sicurezza e quindi scegliete nuovo, perciò selezionate Account di accesso.

-Nella scelta generale della finestra nuovo account d’accesso potete cercare un nome utente comunque nel caso usando “Cerca...” o immettere un nome utente. L’importante è che specifichiate il tipo d’oggetto, gruppo ed utente che il nuovo account dovrà provvedere ad accedere. Dopodiché dovrete creare un account basato o su entità Windows oppure su d’un accesso salvato nel database, cosa che naturalmente è ovvia per chi deve fare accesso via remoto.

3)inserite la password che dovrà avere l’utente. Se bisogna invece modificare una vecchia password bisogna specificarlo nella sezione “specifica vecchia password” per cambiarla con la nuova.

-Da lì potete impostare la scadenza, i criteri e l’obbligo di cambiare la password ad ogni accesso.

-Potete impostare anche il mapping con certificato o con chiave asimmetrica, ma dovete avere un elenco o una chiave già salvata.

4)Selezionate poi in successivo un database al quale associare l’accesso di quest’utente. Selezionate anche la lingua predefinita.

E’ importante che regoliate anche i ruoli del server:

1)Bulkadmin per avviare l’istruzione Bulk insert.

2)DBcreator per impostare la creazione, la modifica o il ripristino d’altri database

3)Diskadmin per la gestione integrale del disco

4)ProcessAdmin per gestire i processi dei programmi in corso

Una volta creato un utente con i ruoli giusti e l’accesso impostato tramite nome e password, siete pronti per utilizzare il database. Con Transact SQL invece è differente, e ve lo spiegheremo brevemente.

1)All’interno del programma avviate il comando Nuova Query.

2)Usate questa stringa di testo:

-- Create a login for SQL Server by specifying a server name and a Windows domain account name.

CREATE LOGIN [<domainName>\<loginName>] FROM WINDOWS;

GO

In domain va il nome del server / il dominio del server ed in Loginname il nome utente. Questo per l’autenticazione di Windows. Per quello di gestione SQL remota è invece:

-- Creates the user "shcooper" for SQL Server using the security credential "RestrictedFaculty"

-- The user login starts with the password "Baz1nga," but that password must be changed after the first login.

CREATE LOGIN shcooper

   WITH PASSWORD = 'Baz1nga' MUST_CHANGE,

   CREDENTIAL = RestrictedFaculty;

GO

Dove appunto Password è la quella che impostate, il nome dopo create login è il vostro nome utente, il Must_Change è una delle variabili che vi obbliga a cambiarla dopo ogni accesso. In alternativa potete toglierlo.

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29 gennaio 2017 7 29 /01 /gennaio /2017 23:40

Qualcuno di voi si ricorda di Pirates? Era un gioco dove bisognava semplicemente girare per un mondo pieno di pirati e bucanieri, saccheggiando o difendendo città mentre si è al servizio di qualche signorotto locale. Negli anni questo concetto è stato miscelato a diversi altri giochi, fra i quali Swashbucklers per PS2.

Questo gioco è stato spesso visto di sottotono e mai preso sul serio, specialmente qui in Europa. Si tratta d’un titolo piuttosto diverso dai tanti giochi per PS2, e questo è perché s’incentra nello stile di Pirates: un mondo aperto da esplorare e nel fare ciò che più ci pare e ci piace. E’ però incentrato sulla guerra civile americana, perciò non avremo molti fronti con il quale combattere o molti avversari con il quale lottare. Il nostro obiettivo è mettere i bastoni fra le ruote del nostro avversario, affondando le loro barche o conquistando cittadine nemiche.

Swashbucklers ha una buona selezione di categorie. Non si deve infatti essere solamente dei bravi strateghi o ottimi lottatori, dobbiamo saperci scegliere anche una ciurma adeguata e preparare la nostra nave come si deve. Una nave da battaglia potrà portare meno merci ad esempio, ma se organizzata bene può valere per entrambi gli scopi. E’ possibile interagire con le cittadine che andiamo visitando, compreso naturalmente lo scambio merci e le quattro chiacchiere alla taverna. Diamine, è perfino possibile partecipare a tornei di Boxe per guadagnare qualche soldo in più nelle scommesse!

Di tanto in tanto verremo anche ingaggiati da losche figure per compiere delle missioni tramite una ricompensa principesca. Abbattere una nave, rubare un oggetto...alla fin fine, buona parte del gioco si svolge sul mare. E le battaglie fatte lì sono divertenti, basta che si cambia lo schema di controllo dato che quello di Default è un po’ fastidioso. In ogni battaglia del genere dovremo saper posizionare la nave in modo adatto per vincere, e se riusciamo a danneggiare abbastanza la nave nemica avremo l’opzione di saltare a bordo ed iniziare così una serie di duelli con tutta la ciurma avversaria.

Questo è sia un buon punto del gioco che anche uno negativo, dato che lottare contro la ciurma nemica richiede solamente di premere a caso i pulsanti del Joypad e può richiedere un bel po’ di tempo per essere completata. Solo quando avremo incontrato il capitano dovremo fare attenzione a premere i tasti giusti, e se ci riusciamo avremo anche la scelta di razziare solamente il contenuto della nave oppure venderla direttamente. La grafica è ottima per essere un gioco per PS2: ogni luogo ha la sua piccola personalizzazione, il suo “carattere” per così dire. Costituito da un humor un po’ adulto e adatto solamente se si hanno due o tre orette da perdere, Swashbucklers è un bel misto di generi e può soddisfare soprattutto chi ama solcare i sette mari!

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29 gennaio 2017 7 29 /01 /gennaio /2017 23:39

Quanto può profonda è l’oscurità? The Darkness è uno di quei giochi che cercano di mostrare qualche nuovo volto nel genere degli sparatutto, ed il modo in cui lo fa è abbastanza buono. Ha un po’ di tutto per così dire: una possessione demoniaca, una storia che s’incentra su delinquenti e mafiosi e perfino il viaggio nel tempo. Cosa non può mancare a questo gioco?

Il gioco si presenta piuttosto bene, con un intermezzo semi-interattivo che ci permette di capire qualcosa di più sulla situazione in corso. Una cosa che questo gioco mostra senza tanta vergogna è l’assoluta violenza e la profanità che l’esperienza di The Darkness offre. Non certo per stomaci deboli, questo sparatutto è letteralmente sulla cresta dell’onda per quel che riguarda sparatorie e violenza sull’orlo dell’adrenalina! Il nostro protagonista è un uomo di 21 anni che di colpo si ritrova con un potere che sembra uscito direttamente dall’inferno, con due creature che sembrano serpenti giganti pronti ad ammazzare la prossima vittima.

Con una grafica buona ed un sonoro soddisfacente, questo gioco c’accompagna in luoghi oscuri e decrepiti d’una città in preda alla malavita. Ed il modo in cui lo fa è parecchio efficace, dato che vicoli e simili sembrano molto convincenti. I vari poteri con il quale possiamo agire sono interessanti e ci permettono d’evocare qualche alleato o di entrare in luoghi altrimenti inaccessibili. Peccato però che i controlli e la telecamera del gioco sono parecchio scadenti e possono darci più d’un fastidio. Stesso gli alleati che evochiamo a volte non brillano certo per un intelligenza propria, facendo sembrare questo potere un po’ inutile.

Stupidamente parlando questo gioco inoltre ha la totale mancanza del supporto per le vibrazioni, cosa che la versione per Xbox 360 ha. Inoltre, questa versione carica molto più lentamente rispetto a quella per la famosa console Microsoft. C’è solamente uno slot nel quale salvare, il che può rendere le cose piuttosto difficili e frustranti. E’ anche completo di qualche modalità multigiocatore, ma c’è una totale assenza di quello locale: si può solamente giocare online, perciò niente cooperativa come in quasi tutti i giochi che stanno uscendo ora.

Alla fin fine, The Darkness rimane un discreto sparatutto in prima persona ed è soprattutto una scelta da ponderare se state cercando un gioco che non è il solito Call of Duty e che allo stesso tempo mantiene una certa originalità. Non è il miglior gioco del mondo, ma è certamente il fattore Poteri/storia elaborata che rende The Darkness un buon titolo per uno sparatutto inusuale.

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